Daniele Di Monte dall’Alpina al sogno con i Detroit Tigers

Dalla sezione ‘news’ del sito federale della FIBS – di KEVIN SENATORE

Solo 10 anni fa Daniele Di Monte si trovava davanti ad un bivio. Continuare col pallone fra i piedi o intraprendere la strada misteriosa, amletica della palla con le cuciture. Il 18 dicembre 2018 quel giovane ragazzo nato a Monfalcone il 16 febbraio 2002 ha firmato un documento che lega definitivamente il suo destino a quello del baseball.

Dalla stagione 2019, Daniele Di Monte farà parte della franchigia dei Detroit Tigers.

Capace di eccellere sia in battuta sia sul monte di lancio a livello giovanile, il 16enne continuerà il suo percorso di crescita come lanciatore. A febbraio, durante il tradizionale periodo di Spring Training, ci sarà il primo approccio con la nuova realtà di Lakeland (Florida), poi tornerà ad aprile e si stabilirà definitivamente negli Stati Uniti alla fine dell’anno scolastico italiano.

Il contratto di minor league con l’organizzazione di Motown corona un 2018 eccezionale per Di Monte. Membro dell’Accademia Nazionale dall’anno scolastico 2016/17, ha giocato nel Torneo delle Accademie, manifestazione preparata assieme al preparatore fisico Daniele Santolupo e all’allora pitching coach dell’Accademia Bill Holmberg, il quale ha ricoperto un ruolo rilevante nella formazione della sua identità di pitcher potente e con ampi margini di miglioramento (“Non avevo mai lavorato con un pitching coach. Con la mentalità e gli esercizi che mi ha trasmesso sono migliorato e ho raggiunto l’attuale velocità dei miei lanci” ha detto Daniele su Holmberg). Ha partecipato all’Europeo U18 di Grosseto con la Nazionale italiana guidata da John Cortese, attuale coordinatore dell’Accademia Nazionale a Roma, ha vinto il suo primo Scudetto con i New Black Panthers di Ronchi dei Legionari nel campionato U18.
In più ha militato in serie B, con lo Junior Alpina Trieste, assieme al fratello Davide, battendo anche un cycle.

La svolta verso il professionismo è giunta lo scorso mese di ottobre quando ha giocato nell’Arizona Fall Classic per una selezione di giovani talenti provenienti da tutto il mondo che comprendeva anche il compagno Riccardo Bertossi. Alcuni scout lo hanno monitorato e, con la collaborazione di Holmberg (pitching coach della MLB World Select Team), sono iniziati i contatti con i Tigers che sono sfociati nell’accordo, finalizzato con la firma simbolica del 18 dicembre.

Inutile aggiungere che il 2019 (e si spera anche gli anni successivi) saranno ricchi di altre sfide, ancora più complesse, in cui l’approccio positivo sarà essenziale. “Dovrò abituarmi al fatto che il baseball è diventato un lavoro, ma allo stesso tempo è un divertimento. L’obiettivo è proprio quello di lavorare divertendomi, altrimenti è inutile” ha affermato il 16enne residente a Ronchi dei Legionari.

Se Daniele Di Monte è arrivato fino a questo punto è soprattutto perché il baseball lo appassiona. Il primo approccio lo ebbe dieci anni fa. “Ho provato per la prima volta a sei anni con Claudio Bison che a quel tempo veniva nelle scuole e invitava i ragazzi a provare il baseball. Prima ha invitato mio fratello Davide poi è toccato a me e ho iniziato ad andare agli allenamenti. Davanti alla scelta se continuare col baseball o con il calcio, ho scelto il baseball” racconta il 16enne. Il legame con la famiglia Bison è continuato anche dopo, con Tomas, figlio di Claudio, che ha allenato Daniele da quando aveva 12 anni e lo ha “accompagnato” verso i provini dell’Accademia nazionale.  È cresciuto anno dopo anno nel settore giovanile dei Staranzano Ducks, vestendo la divisa azzurra della Nazionale U12 e U15. All’Europeo U15 di due anni fa, tanto da convincere i Royals a invitarlo ad uno stage.

Dopo i primi viaggi proficui e sostenuto dalla sua famiglia, Daniele era pronto a spiccare il suo primo vero volo, verso l’Accademia Nazionale, a centinaia di chilometri di distanza. Là ha iniziato a vivere le prime sfide della vita da giocatore, quella che dovrà affrontare ogni giorno dal prossimo mese di giugno a migliaia di chilometri da casa.

Eccolo, dunque, questo passo finale nel crudele ed esaltante mondo professionistico, sognando di avvicinarsi alla potenza di Aaron Judge e di Noah Syndergaard oppure alle doti universali di Shohei Ohtani. Un passo che altri giovani talenti azzurri come il suo conterraneo Alberto Mineo e Leonardo Seminati, col quale ha vissuto un anno di Accademia, hanno già affrontato.

Con i suoi 16 anni e 10 mesi, Di Monte è uno dei più giovani ragazzi di formazione italiana ad intraprendere il percorso da professionista (Marten Gasparini è il più giovane all’età di 16 anni e un mese, seguito da Mineo a 16 anni e quasi 4 mesi) e ha bisogno di tutti i consigli possibili, anche perché le difficoltà non mancheranno. “La lingua mi spaventa di più, perché l’inglese che si studia l’Italia è più scolastico, non è quello statunitense. Però sono convinto che col tempo riuscirò ad impararla bene” ha dichiarato Daniele, che invece non vede l’ora di mettersi a confronto con gli altri. “Ciò che è servito per migliorarmi è stata la competizione, vedere gli altri e pensare che devo essere migliore di loro. Sono consapevole che affronterò giocatori più esperti, ma sono sicuro che mi ambienterò presto”.

Il tempo è dalla sua parte. È ancora nel bel mezzo della sua maturazione fisica, perciò il suo potenziale non è ancora del tutto espresso. Quando alla sua tenera età aveva ingenuamente scelto l’universo misterioso del baseball, Daniele Di Monte non sapeva ancora a cosa sarebbe andato incontro, ma ora vola verso la scoperta di se stesso, come persona e come giocatore. Avrà la fortuna di vivere nel mondo del baseball in cui tutti gli aspiranti campioni vorrebbero trovarsi e da cui tutti i talenti sono partiti per costruirsi una brillante carriera.

 

Articolo estratto da ‘Il Piccolo’ di Trieste

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